I nostriAlpini3

 

Discorso pronunciato dal Ten. Art. Mont. Nicola Cozza in occasione della celebrazione della Festa dell'Unità Nazionale il 6 novembre 2016


Buongiorno a tutti. Eccoci qui nuovamente riuniti per commemorare un altro anno di guerra. Mi riferisco ovviamente agli avvenimenti di 100 anni fa. Riassumiamoli per sommi capi. Nel 1916, quando la stasi dell’anno precedente comincia ad insinuare i primi dubbi, la Guerra produce nuova Guerra!

In Europa questo è l’anno della battaglia di Verdun: iniziata a febbraio si protrarrà fino a dicembre causando forse più di un milione di vittime. È la più grande battaglia di logoramento di tutta la guerra e fiaccherà persino lo spirito combattivo dei francesi che passeranno agli inglesi il testimone della conduzione delle operazioni belliche alleate.

In Italia il 1916 è invece l’anno della Frühjahrsoffensive più nota come Strafexpedition: voluta dal maresciallo Conrad von Hötzendorf, capo di Stato Maggiore austroungarico, nonostante il parere contrario del suo collega tedesco Erich von Falkenhayn, che, negandogli le truppe necessarie, preserverà l’Italia da una precoce sconfitta. La perdita di Sacro Suolo Patrio causerà la caduta del governo Salandra che verrà sostituito dal Presidente del Consiglio Paolo Boselli, a capo di un debole governo di unità nazionale. La leadership del Paese è ora saldamente in mano al generalissimo Luigi Cadorna che potrà disporre di un più ampio mandato per la direzione bellica: la Guerra produce appunto nuova Guerra! 

Probabilmente fu in quei giorni che gli abitanti di Costabissara e dei Comuni limitrofi, osservando da Colle Zovo i cupi bagliori dei combattimenti, maturarono la decisione di esprimere un voto alla Vergine Maria (voto che, come sappiamo, si concretizzerà l’anno seguente e successivamente con la costruzione della Chiesetta di Madonna delle Grazie). La delusione è grande e a poco varrà, nell’agosto dello stesso anno, la Presa di Gorizia con la Sesta Battaglia dell’Isonzo: seguiranno altre tre Battaglie, le cosiddette Spallate Autunnali, ma la Guerra sembra autoalimentarsi senza dare segnali di esaurimento.


Il 21 novembre del 1916 scomparirà dalla scena il vecchio Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria e Re d’Ungheria. Inizialmente contrario alla Guerra, successivamente la acconsentì con un sentimento di fatalistica rassegnazione, fiaccato forse dalla vetusta età o forse dalle numerose sciagure famigliari.

 
Il 1916 è anche l’anno dei grandi Martiri: il 12 luglio vennero impiccati, nel fossato del Castello del Buonconsiglio a Trento, il Tenente Cesare Battisti, trentino, ed il Sottotenente Fabio Filzi, istriano, entrambi del Battaglione Vicenza; due mesi prima la stessa sorte era toccata al Sottotenente roveretano Damiano Chiesa e, nell’agosto, stesso destino per il Tenente di Vascello istriano Nazario Sauro, impiccato a Pola.


Ci furono anche dei Martiri minori: ricordiamo per esempio Maria Plozner Mentil, freddata da un cecchino austriaco; era una portatrice carnica che, con la gerla in spalla, trasportava rifornimenti e munizioni sul fronte della Carnia. Come non ricordare il quasi mitico Enrico Toti: mutilato, privo di una gamba, muore in fronte al nemico lanciando la sua gruccia prima di cadere trafitto da numerosi colpi. E ancora Carlo Stuparich, irredento triestino che sul Monte Cengio preferisce togliersi la vita con un colpo di pistola piuttosto che essere catturato e processato dagli austriaci. E molti altri ancora…

Poi ci sono i Martiri senza nome come i soldati austriaci morti sul Col di Lana ad opera della mina italiana che li sotterrò coscienti del loro destino; così come il migliaio di caduti italiani nello scoppio della mina austriaca che nella notte tra il 23 e 24 settembre fece saltare in aria la cima di Monte Cimone.


In questo terribile anno la nostra provincia conosce anche la piaga del profugato: le popolazioni degli altopiani e delle zone di guerra occupate dalle truppe austriache sono costrette a scappare abbandonando tutto; famiglie divise e disperse a volte non faranno più ritorno nelle contrade natie, vittime inermi del mostro della Guerra.

Vorrei infine ricordare anche i Reietti, i Maledetti, i Dannati: vittime, molte volte innocenti, del plotone di esecuzione, rei di aver sparato in aria per protesta o di essere scappati per la paura improvvisa ed incontrollabile o semplicemente di aver estratto il numero dieci. Mi chiedo se, dopo cento anni, non sia arrivato anche per loro il momento della Redenzione.


Ora menzioneremo elencandoli uno ad uno i nostri Martiri cittadini.

Alpino Nicola