I nostriAlpini3

Discorso pronunciato dal Ten. Art. Mont. Nicola Cozza in occasione della celebrazione della Festa dell'Unità Nazionale il 4 novembre 2014


Cento anni fa scoppiava in Europa il primo conflitto mondiale: la Grande Guerra.

Fu un conflitto tanto terribile quanto inspiegabile.

Gli Stati che vi presero parte erano, in buona sostanza, gli stessi che formano oggi la Comunità Europea ed il loro grado di interazione economico-sociale era molto simile - se non quantitativamente, almeno qualitativamente - a quello odierno.

In un certo senso si poteva già allora parlare di “globalizzazione”.

Era, quella di cento anni fa, un’età di belle speranze e di grandi illusioni, non a caso detta Bella Époque: l’età dell’elettricità, del cinema dei fratelli Lumiere, dei primi aeroplani e delle prime telecomunicazioni radio.

Eppure, nonostante queste premesse, logiche di puro egoismo nazionalistico e reciproche paure innescarono una spirale di incomprensione che mosse regnanti, governi ed eserciti come sonnambuli verso un baratro indicibile, un abisso da cui non si sarebbe potuto uscire facilmente.

Tutte le parti in causa erano convinte di doversi difendere e di doversi mobilitare per la propria sopravvivenza futura.

Ma se tutti si difendono, chi sono allora gli aggressori?

Dieci milioni di vittime, tra i mobilitati, e forse altrettante tra i civili!

Cosa spinse al suicidio una civiltà fiorente come quella europea di un secolo fa?

Cosa evocò un Moloch tanto terribile da divorare in pochi anni generazioni di giovani uomini, famiglie, proprietà e cultura?

Ancora oggi non sono chiare le cause, non sono certi i motivi scatenanti se non quelli più superficiali, più evidenti.

Probabilmente non fu una singola guerra ma il sovrapporsi di molti conflitti: gli Austro-Ungarici contro i Serbi per il predominio sui Balcani, i Russi contro i Tedeschi per il controllo degli stretti anatolici, i Francesi contro i Tedeschi per la rivincita in Alsazia-Lorena, infine gli Inglesi ancora contro i Tedeschi per il predominio economico marittimo.

Nessuno di questi motivi chiarisce fino in fondo lo scatenarsi di un simile conflitto ma forse tutti insieme lo spiegano.

Certamente su tutto e su tutti regnò l’Egoismo, la certezza di essere i più forti, di avere diritti sacrosanti e pretese da difendere.

Fu, la Grande Guerra, la Madre di tutte le Guerre: da essa si generarono in seguito tanti altri conflitti, i Totalitarismi, le dittature, la Seconda Guerra Mondiale (quasi una fotocopia della Prima ma con un numero doppio di vittime), la Guerra fredda e, fino ai giorni nostri, le recenti guerre jugoslave, l’interminabile conflitto in Medio-Oriente, lo scontro Russo-Ucraino.

Eppure molti di quelli che la agognarono, politici e militari ma anche intellettuali e avventurieri, giurarono e spergiurarono che sarebbe stata breve, quasi indolore.

Un peccato non prendervi parte.

Da essa sarebbe sorto un mondo migliore, purgato dai parassiti, libero dalle catene, degno di un progresso inarrestabile.

La Guerra, sola Igiene del Mondo!

Ma la Guerra decisa dai pochi, dai potenti, viene fatta sulla pelle e con la pelle dei fanti-contadini, degli alpini-montanari, dei marinai-pescatori, degli ufficialetti-studenti.

E oggi, per l'appunto, siamo qui a ricordare il loro sacrificio e non certo per celebrare una vittoria che già allora, per ben altri motivi, venne definita mutilata.

E mutilata lo era realmente: nelle membra, nel cuore e nella psiche dei reduci e delle loro famiglie.

Volenti o nolenti, convinti o costretti, i nostri nonni, i nostri bisnonni hanno anteposto il bene collettivo al loro singolo proprio.

Al supremo Egoismo hanno risposto con l’estrema Generosità, prendendo sulle proprie spalle un immondo fardello deciso da pochi altri.

E ubbidendo.

Perché?

“Perché si deve!”

 

Dicevamo che per i signori della guerra, quello doveva essere un conflitto breve. “A Natale tutti a casa!”… si diceva.

E proprio quel Natale, il Natale del 1914, ormai giusti cento anni fa, accadde un evento insolito, straordinario.

Più unico che raro.

Quasi miracoloso.

Lungo il fronte occidentale, tra le trincee tedesche e franco-inglesi, si concretizzò una tregua, una tregua non dichiarata, spontanea.

Ma sentiamolo dal racconto che il soldato inglese Tom fa per lettera alla sorella Janet.

 

Di colpo un camerata mi scuote e mi grida: 'Vieni a vedere! Vieni a vedere cosa fanno i tedeschi! ' Ho preso il fucile, sono andato alla trincea e, con cautela, ho alzato la testa sopra i sacchetti di sabbia. Non ho mai creduto di poter vedere una cosa più strana e più commovente. Grappoli di piccole luci brillavano lungo tutta la linea tedesca, a destra e a sinistra, a perdita d'occhio. 'Che cos'è? 'ho chiesto al compagno, e John ha risposto: 'alberi di Natale!'. Era vero. I tedeschi avevano disposto degli alberi di Natale di fronte alla loro trincea, illuminati con candele e lumini. E poi abbiamo sentito le loro voci che si levavano in una canzone: 'stille nacht, heiligenacht…'. Il canto in Inghilterra non lo conosciamo, ma John lo conosce e l'ha tradotto: 'notte silente, notte santa'.

Non ho mai sentito un canto più bello e più significativo in quella notte chiara e silenziosa. Quando il canto è finito, gli uomini nella nostra trincea hanno applaudito. Sì, soldati inglesi che applaudivano i tedeschi! Poi uno di noi ha cominciato a cantare, e ci siamo tutti uniti a lui (..) Non potevo pensare niente di più stupefacente, ma quello che è avvenuto dopo lo è stato di più. 'Inglesi, uscite fuori!', li abbiamo sentiti gridare, 'voi non spara, noi non spara!'.

Nella trincea ci siamo guardati non sapendo che fare. Poi uno ha gridato per scherzo: 'venite fuori voi!'. Con nostro stupore, abbiamo visto due figure levarsi dalla trincea di fronte, scavalcare il filo spinato e avanzare allo scoperto. Uno di loro ha detto: 'Manda ufficiale per parlamentare'. Il capitano ha gridato 'non sparate!'. Poi s'è arrampicato fuori dalla trincea ed è andato incontro ai tedeschi a mezza strada. Li abbiamo sentiti parlare e pochi minuti dopo il capitano è tornato, con un sigaro tedesco in bocca! Nel frattempo gruppi di due o tre uomini uscivano dalle trincee e venivano verso di noi.

Alcuni di noi sono usciti anch'essi e in pochi minuti eravamo nella terra di nessuno, stringendo le mani a uomini che avevamo cercato di ammazzare poche ore prima. Abbiamo acceso un gran falò, e noi tutti attorno, inglesi in kaki e tedeschi in grigio.

Anche quelli che non riuscivano a parlare si scambiavano doni, i loro sigari con le nostre sigarette, noi il tè e loro il caffè, noi la carne in scatola e loro le salsicce. Ci siamo scambiati mostrine e bottoni, e uno dei nostri se n'è uscito con il tremendo elmetto col chiodo!

Questi non sono i 'barbari selvaggi' di cui abbiamo tanto letto. Sono uomini con case e famiglie, paure e speranze e, sì, amor di patria. Insomma sono uomini come noi. Come hanno potuto indurci a credere altrimenti? Siccome si faceva tardi abbiamo cantato insieme qualche altra canzone attorno al falò, e abbiamo finito per intonare insieme - non ti dico una bugia - 'Il Valzer delle Candele'. Poi ci siamo separati con la promessa di rincontraci l'indomani, e magari organizzare una partita di calcio.

E insomma, sorella mia, c'è mai stata una vigilia di Natale come questa nella storia? Per i combattimenti questo, naturalmente, significa poco purtroppo. Questi soldati sono simpatici, ma eseguono gli ordini e noi facciamo lo stesso. Siamo qui per fermare il loro esercito e rimandarlo a casa, e non verremo meno a questo compito. Eppure non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se lo spirito che si è rivelato qui fosse colto dalle nazioni del mondo. Ovviamente, conflitti ci saranno sempre. Ma che succederebbe se i nostri governanti si scambiassero auguri invece di ultimatum? Canzoni invece di insulti? Doni al posto di rappresaglie? Non finirebbero tutte le guerre?.

 

Il tuo caro fratello Tom.

Dicembre 1914

Fronte Occidentale

 

Ci piacerebbe che questo episodio fosse un leitmotiv per il Natale ormai imminente.

Viva L’Italia, Viva la pace.

Grazie.

Alpino Nicola