Vajont 1963-2013


GigiVajont2b9 Ottobre 1963, ore 22 e 39.

Tutto si compì in un arco di tempo molto breve.

In progressione: un minuto la caduta della frana, un altro minuto il fenomeno di rimbalzo dell’onda, 4 minuti in tutto per arrivare alla vallata del Piave.

Due bombe atomiche di Hiroshima: questa la potenza raggiunta dalla massa d’acqua all’apertura sul fiume Piave.

1.910 i morti accertati, 21 giorni di vita il più piccolo, 93 anni il più vecchio.

Molti senza sepoltura.

Il muro d’acqua defluì poi nell’alveo del Piave, mantenendo un consistente flusso di inondazione progressivamente scemante in altezza e velocità di scorrimento.

Fino alla foce del fiume nel mare Adriatico, trasportando e disseminando corpi e macerie lungo tutto il corso per circa 150 km, sino al mare dove si ricorda che furono ripescati resti umani.

50 anni sono passati. Forse invano. Forse no.

Gli errori umani: la superbia e la saccenza, quando non l’ingordigia e la mala fede.

Poi la povera gente vide arrivare quei ragazzi: ignari erano partiti dalle caserme per recuperare i morti ed aiutare i vivi. I pochi vivi.

Tra di loro anche tre dei nostri, alpini di vent’anni o poco più: Toni Bruttomesso, Gigi Menti e Nazzareno Zamberlan.

Grazie, grazie da parte nostra per conto di coloro che persero la vita, la casa, la terra.